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Insulae, metafora contemporanea
a cura di Marco Delogu e Dimitri Angelini
a

Opere di: 

Dimitri Angelini, Michele Ardu, Jacopo Benassi, Nicola Cariati, Giacomo De Carolis,

Marco Delogu, Francesco Diluca, Mohamed Keita, Kivuthi Mbuno, Francesco Minucci, Pietro

Pasolini, Paolo Pellegrin, Carlo Rispoli, Luca Scarpa, David Schivo, Armando Tanzini.

Perché l’isola? Perché è il punto dove io mi isolo, dove sono solo: è un punto separato dal

resto del mondo, non perché lo sia in realtà, ma perché nel mio stato d’animo posso

separarmene. 

(Giuseppe Ungaretti)

L’isola è un concetto geografico ed interiore; spesso una speranza; altre volte sfiora la patologia. Sicuramente è un concetto a tinte forti senza mezzi toni. Analizziamo cos’ è successo nel ‘900 all’ Asinara e a Stromboli e riflettiamo sulla “vivacità” intellettuale delle isole del confino fascista, ricordando come a Ventotene nacque, ad esempio, l’idea di Europa moderna. Osserviamo, quindi, cosa sta accadendo ora a poche miglia dalle nostre amate coste; l’arcipelago toscano, teatro della grande storia del passato, vive uno stato di placida tranquillità; se si esclude il ritorno all’attenzione della cronaca a causa di uno sciagurato comandante. Nello stesso momento guardiamo a Lampedusa, l’isola dell’ Europa, ponte per la salvezza, passaggio per il futuro, per tutti quelle donne e bambini, per quegli uomini che lasciano il loro mondo, la loro isola culturale, in cerca di un sogno che li liberi da fame e guerra.

Tutto questo avviene nel Mediterraneo, il mare chiuso, che ha avuto nel tempo e nella storia ruolo sia di mezzo per la nascita di civiltà, potenze, che di causa di distruzione; come indagato dallo scomparso Predrag Matvejevic che ha riassunto la storia delle civiltà del Mediterraneo per segnalarne le caratteristiche, il ruolo, il destino. PhC capalbiofotografia, giunto alla nona edizione, racconta tutto questo. Racconta di viaggi dolorosi e duri, di morti e di vivi; di uomini che scelgono le loro vite isolane e isolate, di donne che vogliono salvare i loro figli. Racconta pezzi di grande storia, spesso dolorosa, che abbiamo l’obbligo di ricostruire. Racconta anche singole storie; piccole paure. Parla di unicità e di insieme, ogni uomo è un’isola. Isola nell’isola, terra di forti contrasti alimentati dalla bellezza sublime del paesaggio e dall’alterità fredda delle strutture sanitarie e detentive che nel corso di oltre un secolo ne hanno ridisegnato gli orizzonti; questa è l’Asinara, la protagonista del nuovo lavoro di Marco Delogu.

Paolo Pellegrin e Mohamed Keita incentrano i loro reportage sul drammatico viaggio che migliaia di migranti compiono per fuggire dalla guerra, dalla fame e dalla povertà, alla disperata ricerca di un futuro migliore in Europa. Le immagini che li compongono provengono da due sguardi diversi e complementari: quello di Paolo Pellegrin, grande fotogiornalista, membro della prestigiosa agenzia Magnum, e quello di Mohamed Keita, giovane e talentuoso fotografo, lui stesso un migrante. La fascinazione dell’isola di Budelli nell’arcipelago di La Maddalena, con le viste paradisiache, gli spazi infiniti, sono raccontati da Michele Ardu attraverso una serie di scatti che riprendono il quotidiano di Mauro Morandi, classe 1939, che dalla fine degli anni ’80 è l’unico abitante in questo eden. A settantotto anni passeggia spesso sulle scogliere che dominano l’isola, a guardare, ancora affascinato come il primo giorno, la forza instancabile del mare e della natura. Lo stretto rapporto con la natura, la lettura di testi filosofici e grandi capolavori letterari, la meditazione e l’isolamento hanno sicuramente aiutato Mauro a sviluppare e coltivare la sua straordinaria sensibilità e creatività in un’esistenza ben lontana dai canoni standard. David Schivo racconta dell’isola di Pianosa, percorrendo e vivendo i sentieri dell’isola, un tempo colonia penale, inseguendo con costante suggestione visiva la moltitudine di segni che da essa emergono, si è lasciato affascinare dalle differenze e dalla molteplicità di un singolo posto, da quante variazioni potesse racchiudere la stessa realtà; una realtà racchiusa in un mix contrapposto tra il sostare forzato dei detenuti e la bellezza incontaminata e libera della natura. L’isola è solo evocata negli scatti di Pietro Pasolini e Giacomo De Carolis. L’uno lo fa attraverso un volo di uccelli che iconograficamente rappresentano le entità naturali di guardia all’isola, come delle piccole isole gli uccelli vanno a formare dei compatti atolli migratori, evocando un senso di comunità ed unità; sono i primi ad annunciare ai naviganti di essere in prossimità della costa e a loro gli isolani affidano pensieri, confessioni perché li facciano volare, li traghettino su altri lidi. I lidi, appunto, le dune, le coste sono invece i soggetti di De Carolis. Scatti scelti a rappresentare il senso del confine, del limite sia fisico che psichico, quel punto nel quale l’uno si confonde nell’altro; fotografie che evocano una intimità ed una psicologia molto cupa ma che anela ad una libertà in spazi infiniti come i deserti, foto che come macchie di Rorschach cercano di descrivere uno stato emotivo personale, degli atolli emozionali. Jacopo Benassi mette in mostra la normalità in una serie di ritratti di persone e luoghi apparentemente comuni realizzati dall’artista spezzino sull’isola di Stromboli, ma che grazie anche alla forza del suo bianco e nero, evocano altrettante biografie e storie immaginarie come quelle che il premio Oscar Paolo Sorrentino affianca ai ritratti di Benassi in uno dei libri più curiosi ed apprezzati “Gli aspetti irrilevanti”, edito da Mondadori. L’uomo, la sua complessità ed unicità, è raccontato e presentato, con momenti stilistici diversi da due fotografi maremmani. Con l’occhio del testimone, Nicola Cariati documenta la vita nelle scuole buddhiste in Thailandia, un universo unico isolato nel mondo, che con studio, preghiera e meditazione, riesce a mantenersi integro in una società frenetica e controversa. Francesco Minucci rimanda alla psiche, all’uomo interiore, che vive nel sogno le proprie aspirazioni più alte e nel contempo esorcizza le sue più grandi paure. Minucci lo immagina solo in questa personale lotta, circondato da oggetti essi stessi simbolo delle medesime aspirazioni e fobie. L’uomo ha riprodotto nel tempo isole nelle quali rinchiudersi ed esprimersi, le città. Luoghi dove può essere vissuta l’aggregazione che aiuta nella crescita o l’isolamento e quindi l’alienazione. Questi luoghi sono interpretati da Dimitri Angelini e Luca Scarpa. Angelini propone uno scatto secco e definito; così è la sua percezione della città: singoli luoghi dove si svolgono precise attività secondo codici prefissati dall’uomo e che l’uomo stesso spesso subisce. Luoghi quotidiani che assumono un simbolismo nuovo; paesaggio urbano che cerca una nuova esplorazione della normalità. Scarpa scompone le immagini di palazzi creando così nuove realtà che possono essere lette, seconda dello spettatore, come danze leggiadre o cupi vortici. La ripetizione di una immagine si fa metafora della vita quotidiana fatta di stessi momenti, di situazioni frenetiche fatte di stessi gesti. La vita nelle metropoli è questo contrasto. L’unicità, in qualche caso l’isolamento, sono rappresentati in questo festival anche attraverso lavori non fotografici. Il mistero del continente africano, singolare universo, mosso da propri ritmi e regole, è descritto attraverso la tela di Kivuthi Mbuno, uno dei maggiori artisti kenioti viventi e le sculture dell’italo africano Armando Tanzini.

Mbuno rappresenta, con tratti e colori decisi, uomini, animali e piante impegnati in una continua lotta per la sopravvivenza. Sono i suoi temi preferiti, carichi sia di una primitiva violenza, che di poesia. Tanzini, già noto al pubblico di Capalbio, è presente con le sue maschere, figure apotropaiche guardiane di questo arcaico mondo africano, Nella cultura tradizionale africana le maschere non sono concepite per essere esposte, ma per essere indossate, vissute; l’uso nasconde quindi un elemento propiziatorio, scaramantico, magico. Il disegnatore Carlo Rispoli pone al centro l’uomo, raccontandone stati d’animo, passioni, conflitti, attraverso la trasposizione in fumetto di due classici della letteratura L’Isola del Tesoro ed Il Conte di Montecristo. Francesco Diluca, torna ad essere protagonista con un lavoro caro a Il Frantoio; la sua scultura di farfalle è qui chiamata a rappresentare la nostra esperienza espositiva. Questo spazio, insolito per la collocazione geografica fuori dai grandi giochi dell’arte, anche col suo festival ormai consolidato e atteso, si pone come punto di incontro per riflettere sullo stato dell’arte in relazione all’attualità e di scambio di sensazioni ed emozioni tra gli artisti internazionali, quelli che dal territorio partono per svolgere la loro attività creativa, curatori, collezionisti e neofiti.

 

Si ringrazia la Galleria La Linea per la collaborazione dataci.

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